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giovedì 4 settembre 2014

Itajaì - Diario di bordo 2

In Brasile si mangia bene. 
Costantemente nel pranzo: pollo (frango), riso (arroz) e fagioli che la nonna della mia famiglia ospite (di cui continuo ad ignorare il nome ed è ormai troppo tardi per chiederlo a figli e nipoti) chiama 'fasur'. La nonna pensa di parlare italiano ma, in verità, conosce solo un po' di dialetto padovano. Io le confermo che 'fasur' è italiano e siamo tutti contenti. Ora di questi fasur solo io sembro risentire degli effetti collaterali. 

Si mangia a mezzogiorno, la nonna è categorica e la famiglia si deve riunire. Mangiando così presto è inevitabile la merenda che nella maggior parte dei casi è a base di frutta. 
Nella foto l'orto della nonna con un albero di axai (si legge assaì) frutto esclusivo brasiliano che cresce sul tronco. Nella foto sono ancora verdi ed acerbi. Quando diventano rosso scuro sono pronti. La buccia non si mangia e neanche il nocciolo ovviamente. Insomma è come sbucciare le olive o le ciliegie. 

Poco da dire sulla cena che è quasi inesistente. Me ne accorsi quando la mamma della mia prima famiglia ospite (Andrea) aveva cucinato un ciambellone per cena. Rimasi perplessa. Garcia Marquez me lo aveva preannunciato ne 'L'amore ai tempi del colera', a cena cioccolata. Ma pensavo fossero altri tempi.

mercoledì 3 settembre 2014

Itajaì - Diario di bordo 1

Dove: un'esistenza calma ma con qualche eccesso nel weekend fa si che io mi trovi qui. Itajaì, stato di Santa Catarina, sud del Brasile. Ci rimarrò fino al 28 Ottobre 2014.

Perché: Vitto e alloggio. Considerando il caro affitto romano le mie spese mensili si sono praticamente annullate. Queste almeno erano le motivazioni iniziali, attualmente non so il motivo per cui sono qui, a parte il lavoro, certo.

Come: Tramite AIESEC, una associazione no profit della Sapienza che mi ha proposto di trasferirmi due mesi ad insegnare inglese. L'inglese imparatelo come si deve.

Sembrerà una banalità ma tutto si dimentica, ecco io scrivo per non dimenticare. I posti che visito, le persone che conosco, quello che mangio, le idee che mi catturano e qualsiasi altra cosa io voglia portare nell'etere. 

Lory, mia madre, oltrepassò i confini italiani una sola volta da nubile. Andò a Parigi dove tre cugini l'aspettavano per farle visitare la città (e probabilmente controllarla anche). Annotò su un tacchuino il numero dei gradini che bisognava salire per arrivare al primo, al secondo e al terzo piano della tour Effeil. Attualmente è l'unica cosa che ricorda di Parigi.

La vista di Itajaì dal Morro da Cruz, che significa monte della croce. Saranno neanche 200 metri sul livello del mare (dell'oceano ad essere precisi). La città che oggi ha 200000 abitanti e 200 anni di storia si estende a perdita d'occhio.